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22 Luglio 2026

"My time is not mine": la campagna scritta dai giovani con disabilitą

Ragazzi e ragazze con disabilitą di Italia, Francia e Lettonia hanno costruito insieme un Manifesto, un position paper per le istituzioni europee e una campagna di comunicazione sul diritto alla vita indipendente

Lunedì 13 luglio, negli spazi di BASE Milano, è stata presentata "My Time Is Not Mine", la campagna di advocacy sul diritto alla vita indipendente ideata da giovani con disabilità di Italia, Francia e Lettonia.

Al centro c'è una rivendicazione precisa: decidere del proprio tempo. Il Manifesto della campagna chiede servizi di supporto che si adattino ai ritmi e alle condizioni di ciascuno, trasporti accessibili, opportunità flessibili di studio e lavoro, leggi sulla vita indipendente davvero applicate e il diritto a essere ascoltati nelle decisioni che riguardano la propria vita.

Un perimetro che i ragazzi hanno scelto di estendere fino alla mobilità e all'accessibilità dei luoghi pubblici: perché disporre del proprio tempo significa anche potersi spostare, entrare, partecipare attivamente. La campagna lo racconta attraverso le loro storie: chi non riesce a usare il proprio tempo per costruirsi un futuro, chi non può permettersi la spontaneità, chi deve misurare ogni gesto anche nei momenti con gli amici.

Ma la presentazione è stata l'ultima tappa di un percorso lungo mesi, in cui i giovani coinvolti non sono stati i destinatari di un messaggio: ne sono stati gli autori. "KEEP Driven – promuovere le conoscenze, il protagonismo e la partecipazione dei giovani" è un progetto europeo co-finanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma Erasmus+, coordinato da CBM Italia e di cui LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità è partner, nato con l'obiettivo di mettere i giovani con disabilità nelle condizioni di fare advocacy in prima persona.

Il percorso è passato per una selezione e per le study visit nei tre Paesi coinvolti. Poi, a Milano, tre giorni di formazione organizzati da LEDHA e CBM Italia su diritti, advocacy e costruzione di campagne di comunicazione: è in quella sede che i partecipanti hanno portato sul tavolo i problemi che vivono ogni giorno e che il gruppo italiano ha individuato il tema da proporre agli altri.

Ciascuno dei tre gruppi nazionali è arrivato così a Bruxelles con la propria proposta: due giorni di confronto diretto tra i ragazzi, al termine dei quali dei tre temi ne è stato scelto uno solo, la vita indipendente. Quello italiano, condiviso subito da francesi e lettoni perché parlava a tutti, pur declinandosi in modo diverso in ciascun contesto.

Rientrati nei rispettivi Paesi, i partecipanti hanno continuato a lavorare (accompagnati da professionisti nella scelta del modo migliore per veicolare il messaggio) fino a produrre un position paper indirizzato alle istituzioni europee, il Manifesto e la campagna.

Un passaggio che per molti ha significato cambiare posizione. «È stata la prima volta che mi sono trovata nei panni di chi scrive un documento politico, non di chi lo riceve -racconta Alessia Degan, 25 anni-. Ho sentito una sorta di potere: il potere di avere un'influenza. Non so ancora se porterà a un risultato concreto, ma già il fatto di provarci mi dà speranza".

Il confronto europeo ha portato anche qualche sorpresa. Marco Bosaglia è rimasto colpito da quanto i problemi si somiglino, nonostante i Paesi siano diversi: "Ciò che mi ha colpito di più sono state le scuole: in Lettonia esistono ancora le scuole speciali dedicate solo agli studenti con disabilità ed è una cosa che non mi aspettavo". Sugli effetti del lavoro fatto è realista: non si aspetta un cambiamento immediato, perché garantire il diritto alla vita indipendente richiede trasformazioni profonde, ma spera che la campagna aiuti almeno a superare alcuni luoghi comuni ancora molto diffusi.

Gloria De Santis, che non viene da studi di scienze politiche, in questi mesi ha imparato a costruire una campagna di advocacy e a mettere nero su bianco, per le istituzioni europee, che cosa significa non poter vivere una vita pienamente indipendente: "Lavorare su un position paper insieme ad altri ragazzi con disabilità mi ha fatto riflettere su meccanismi che altrimenti non avrei conosciuto: come trasformare la nostra esperienza personale in qualcosa di concreto e utile alla comunità".

È lo stesso spirito con cui si chiude il position paper: "Siamo titolari di diritti, non oggetti di cura. Siamo esperti della nostra vita. Abbiamo il diritto di pensare e parlare per noi stessi".


Scopri le storie, leggi il Manifesto e scarica il position paper: mytimeisnotmine.eu — #MyTimeIsNotMine

"KEEP Driven è un progetto cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Programma Erasmus+, guidato da CBM Italia in collaborazione con il Forum Europeo per la Disabilità, Sustento, LEDHA e APF France handicap.

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