Le richieste arrivate al servizio legale di LEDHA sono state 1.024, il 10% in pił rispetto all'anno precedente. Scuola, barriere architettoniche, compartecipazione alla spesa e lavoro i temi ricorrenti
Sono 1.024 le segnalazioni arrivate nel 2025 al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, con un incremento del 10% rispetto all'anno precedente. È il dato che emerge dalla relazione annuale del servizio legale di LEDHA, che dal 2015 offre consulenza gratuita a persone con disabilità, familiari e organizzazioni che si trovano ad affrontare una situazione di discriminazione.
Nel 72% dei casi la richiesta si è risolta con attività di informazione e consulenza. Negli altri il Centro è intervenuto con assistenza legale vera e propria: diffide formali, incontri con i soggetti o gli enti indicati come responsabili e, quando la via stragiudiziale non basta, accompagnamento delle famiglie nell'avvio di un'azione in tribunale.
È la scuola l'ambito da cui arriva il maggior numero di segnalazioni: il 21% del totale, più di una su cinque. Mancata convocazione del GLO, PEI inadeguati, ore di sostegno e di assistenza all'autonomia insufficienti o ridotte in modo arbitrario, riduzione dell'orario scolastico per il solo alunno con disabilità, richieste di scuole paritarie di addebitare alle famiglie il costo dell'insegnante di sostegno. Accanto a questi, i temi ricorrenti sono la compartecipazione alla spesa per i servizi e la presa in carico da parte dei Comuni, le barriere architettoniche negli spazi pubblici e nelle attività private aperte al pubblico, i permessi e gli accomodamenti ragionevoli sul lavoro, l'amministrazione di sostegno, i ricorsi contro i verbali di invalidità civile.
La maggior parte delle segnalazioni arriva dai familiari. Dopo una prima verifica, i legali coinvolgono direttamente la persona con disabilità, perché possa esprimere la propria volontà e scegliere quali azioni intraprendere.
Tra i risultati del 2025, nel mese di dicembre il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di una donna di origine straniera assistita dal Centro: applicare in modo rigido i requisiti reddituali a chi non può lavorare per ragioni di salute significa escludere in partenza le persone con disabilità dall'accesso alla cittadinanza.
Il lavoro del Centro non si esaurisce nella gestione dei casi. Nel corso dell'anno i legali hanno tenuto docenze sulla Convenzione ONU, sull'inclusione scolastica, sul decreto legislativo 62/2024 e sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità, in collaborazione tra gli altri con l'Ordine degli avvocati di Milano, l'Università degli Studi di Milano e l'Università Milano-Bicocca.