Il documentario racconta l'esperienza di un campeggio estivo per giovani con disabilitą degli anni Settanta e la traiettoria politica che ha portato alle prime grandi leggi antidiscriminazione negli Usa
C'è una scena, nella prima mezz'ora di "Crip Camp" (Newnham e LeBrecht, 2020), che vale più di molte dichiarazioni di intenti: una ragazza con spasticità parla di sé davanti alla telecamera. Non viene sottotitolata, non viene "tradotta". Le viene lasciato il tempo. È il gesto più radicale del film, perché restituisce al corpo disabile la sua voce senza chiedere che si conformi a uno standard.
Il documentario (prodotto dai coniugi Obama) racconta Camp Jened, un campeggio estivo per giovani con disabilità negli anni Settanta, e la traiettoria politica che da quell'esperienza ha portato alle prime grandi leggi antidiscriminazione negli Stati Uniti. Il materiale d'archivio si intreccia con le voci attuali di chi quelle estati le ha vissute e poi quelle piazze le ha riempite.
Camp Jened funziona nel film come una soglia: uno spazio eccezionale dove i corpi disabili scoprono sessualità, amicizia, desiderio. Tutto ciò che fuori veniva sistematicamente negato. Da questa scoperta nasce la coscienza politica. Il corpo che ha imparato a stare nel mondo non accetta più di essere confinato. Diventa corpo politico.
Eppure "Crip Camp" sceglie, e alcune di quelle scelte definiscono i confini di quali corpi possono davvero diventare politici. I protagonisti sono per lo più persone con disabilità fisico-motorie che riescono a una vita "ordinaria": lavoro, matrimonio, carriera. È una storia di integrazione riuscita. Ma lascia fuori chi ha disabilità intellettive o psichiche, chi non può o non vuole conformarsi alla norma della produttività, chi ha bisogni meno narrativizzabili.
La domanda che il film non pone è la più interessante: quali corpi hanno diritto di diventare politici? Solo quelli che possono salire le scale, anche trascinandosi? "Crip Camp" commuove e informa, vale la pena vederlo e soprattutto discuterne, proprio perché i suoi limiti dicono qualcosa di preciso su quali corpi il cinema, anche quello ben intenzionato, è ancora disposto ad accogliere.
"Crip Camp", Nicole Newnham, Jim LeBrecht è un documentario prodotto da Barack e Michelle Obama. Si può guardare su Netflix oppure a questo link. Recensione di Ilaria Sesana per la newsletter "Cinema e disabilità".