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12 Maggio 2026

DAMA in Lombardia: servizio in crescita ma ancora disomogeneo

Le ASST in cui il servizio è attivo sono passate da 10 a 14. Tuttavia intere aree sono ancora scoperte o solo parzialmente servite. Anche reperire informazioni è complesso. I risultati di un’indagine condotta da LEDHA e Uildm Monza e Brianza

La presenza del servizio DAMA in Lombardia è in crescita, ma la presenza sul territorio regionale non è omogenea e ampie aree restano scoperte; inoltre le modalità di accesso al servizio variano da un territorio all’altro. È quanto emerge da una nuova indagine realizzata da LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità e UILDM Monza e Brianza, condotta tra ottobre 2025 e gennaio 2026.

Il progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance), nato nel 2000 come progetto sperimentale all’ospedale San Paolo di Milano, garantisce percorsi di cura adeguati e personalizzati a persone con gravi disabilità cognitive e comunicative che incontrano ostacoli nell’accesso ai servizi sanitari tradizionali.

Rispetto alla precedente rilevazione del 2023, il numero di Aziende socio-sanitarie territoriali (ASST) in cui il servizio è attivo è aumentato, passando da 10 a 14 su un totale di 27 ASST. Un dato positivo, che conferma gli effetti dell’introduzione della Legge regionale 22/2021 e del progressivo sviluppo della rete DAMA sul territorio.

Tuttavia, la presenza del servizio resta disomogenea: intere aree della Lombardia risultano ancora scoperte o solo parzialmente servite, con criticità evidenti in territori come il pavese, la Valtellina e il comasco, oltre a parti delle province di Bergamo e Brescia.

Accanto alla distribuzione territoriale, emerge un secondo problema: l’accesso al servizio. Le modalità di attivazione del DAMA variano significativamente da un’ASST all’altra, rendendo difficile per le persone e le famiglie orientarsi tra procedure diverse.

L’indagine ha inoltre evidenziato carenze informative rilevanti. In oltre la metà delle ASST analizzate non è disponibile una pagina web dedicata né un contatto diretto per il servizio. In molti casi, l’unico riferimento è l’Ufficio relazioni con il pubblico (URP), che non è sempre in grado di fornire indicazioni puntuali. Non sono mancati episodi in cui gli operatori non erano a conoscenza del servizio o i contatti risultavano irraggiungibili.

La ricerca ha cercato di riprodurre concretamente l’esperienza di una persona (nella maggior parte dei casi un familiare) che ha bisogno di informazioni o di far accedere al DAMA un figlio o un fratello con grave disabilità.

Chi si rivolge a questi centri lo fa per garantire a un’altra persona cure efficaci. Per questo è importante mettere gli utenti nelle condizioni di poter reperire informazioni chiare e accurate in tempi rapidi: quando emerge un bisogno di salute, che si tratti di un’urgenza o di prevenzione, la possibilità di orientarsi facilmente tra i servizi disponibili è fondamentale.

“Negli ultimi anni si sono registrati passi avanti importanti -sottolineano Uildm Monza e Brianza e LEDHA- ma non basta che il servizio esista: deve essere anche accessibile, riconoscibile e uniforme su tutto il territorio”.

Per questo, le due associazioni evidenziano la necessità di proseguire nel percorso avviato, estendendo il servizio a tutte le ASST lombarde e chiedono alle autorità competenti di definire un piano per uniformare le modalità di accesso affinché i vari servizi DAMA siano friubili in modo coerente su tutto il territorio.

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