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17 Maggio 2021

Convenzione di Oviedo, il no delle associazioni al nuovo Protocollo

LEDHA-Lega per le persone con disabilitą si unisce a FISH e FID nel chiedere alle rappresentanze italiane al Consiglio d'Europa di non ratificare il documento. Viola i diritti delle persone con disabilitą

Dal 1° al 4 giugno le rappresentanze italiane presso il Comitato di bioetica istituito presso il Consiglio d’Europa (DH-BIO Committee) saranno chiamate a votare la bozza finale del protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo. LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità si unisce alla Federazione italiana per il superamento dell’handicap (FISH) e al Forum italiano sulla disabilità (FID) per chiedere alle istituzioni italiane ed europee di non votare la ratifica della Bozza di protocollo aggiuntivo che riguarda la "protezione dei diritti umani e la dignità delle persone con disturbi mentali", con un'attenzione particolare al ricovero e al trattamento involontario.

Da molti anni EDF e molte altre associazioni si oppongono da molti anni a questa bozza di protocollo, perché viola i diritti umani delle persone con disabilità psicosociali e anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.  Così come è stato scritto, il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo (ufficialmente Convenzione sui diritti umani e la biomedicina) “giustifica i trattamenti di contenzione, prevede un placement in ogni TSO e non chiarisce se i TSO siano di indirizzati soltanto alla cura e al miglioramento delle condizioni di salute e, pertanto, mantiene l’ambiguità esistente tra i trattamenti medici e quelli legati alla sicurezza pubblica”. In questo modo, si rischia di aumentare le pratiche di contenzione e di coercizione, “perché i Paesi che hanno adottato una legislazione simile sul trattamento e il collocamento involontario, sancita nella bozza di Protocollo aggiuntivo, hanno visto un aumento della coercizione in psichiatria”, spiega Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (FISH).

La Convenzione di Oviedo e le sue criticità
La Convenzione di Oviedo è una convenzione internazionale adottata nel 1997 dal Consiglio d’Europa. Stabilisce una serie di principi e divieti in materia di bioetica, ricerca medica, consenso, diritti alla vita privata e all’informazione e trapianto di organi. Si tratta dell’unico strumento internazionale giuridicamente vincolante per la tutela dei diritti umani in campo biomedico e stabilisce che i diritti umani devono essere prioritari rispetto ad altre considerazioni nel campo della biomedicina.

Tuttavia, alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità adottata nel 2007, oggi molte disposizioni della Convenzione di Oviedo sono obsolete. L’articolo 6 della Convenzione di Oviedo, ad esempio mantiene l’incapacità al consenso fondata sulla disabilità; mentre l’articolo 7 autorizza il trattamento involontario contro le persone con disabilità psicosociali ed in relazione alla loro disabilità questa è considerata una condizione di salute che richiede un trattamento.

Nel 2014, su raccomandazione del Comitato dei ministri, il Comitato di Bioetica ha iniziato a elaborare una Bozza di protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo con l’obiettivo di disciplinare i ricoveri e i trattamenti involontari che si concentra sulla creazione di un quadro giuridico per il ricovero ed il trattamento involontario delle persone con problemi di salute mentale.

Secondo le associazioni che hanno promosso la campagna #withdrawoviedo (ritirare Oviedo) “la bozza di protocollo aggiuntivo è contraria al diritto internazionale e rischia di aumentare le violazioni dei diritti umani in psichiatria. Le obiezioni principali sono quatto e vertono su piani diversi. La prima riguarda il fatto che il trattamento e il ricovero involontario in psichiatria sono vietati dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (ratificata da 46 dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa) e violano, tra l’altro, i diritti alla non discriminazione, capacità giuridica, libertà e sicurezza e salute.
L’adozione del Protocollo, inoltre, creerebbe un conflitto giuridico tra gli obblighi degli Stati a livello regionale (Consiglio d'Europa) e quelli a livello internazionale (CRPD). Negli Stati europei che hanno ratificato la CRPD si applicheranno due diversi standard.
Il terzo punto critico sottolineato dalle associazioni riguarda il rischio di consolidare l'istituzionalizzazione delle persone con disabilità, mentre la pratica è condannata dalla CRPD, dal Comitato per i diritti delle persone con disabilità e dal Relatore speciale sui Diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite. Ultima nota critica, ma non meno importante, sta nel fatto che il protocollo va contro il crescente rifiuto della coercizione all’interno delle Nazioni Unite e della comunità medico-scientifica.

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