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Vogliamo pagare il giusto - News

17/06/2016

Dare fondo ai propri risparmi per pagare la RSD

A Vimodrone e Vigevano sono stati varati nuovi regolamenti che impongono alle persone con disabilitą di pagare con i propri risparmi le rette della residenza in cui sono ricoverati. LEDHA presenta ricorso a fianco delle famiglie.



Per pagare la retta della residenza sanitaria per persone con disabilità in cui sono ospitati, il signor Marco e il signor Davide (nomi di fantasia, ndr), dovranno dare fondo ai propri magri risparmi. E solo quando questi saranno ridotti al lumicino, il Comune di Vimodrone (provincia di Milano) e il Comune di Vigevano (provincia di Pavia), provvederanno a pagare la propria quota nell'ambito della compartecipazione alla spesa stabilita per legge.



Questo prevede il nuovo “Regolamento per la realizzazione degli interventi e prestazioni dei servizi in campo sociale” che il comune di Vimodrone ha pubblicato lo scorso marzo, e con il quale stabilisce le nuove modalità di compartecipazione alle spese socio-sanitarie. Il meccanismo prefigurato è semplice: a prescindere dal valore dell'indicatore ISEE (che nemmeno si considera a fini partecipativi, ma solo al fine di individuare la “soglia di ammissione”, quindi discutibile se non inaccettabile) il cittadino deve “consumare” tutto il proprio patrimonio fino al valore di 5mila euro, al di sotto del quale, solo e probabilmente, il Comune interverrà a integrare la retta. 
Un modello che è stato proposto anche nel Comune di Vigevano e da altre città lombarde.




Anffas Martesana, Anffas Lombardia e LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità lo scorso 30 maggio hanno presentato ricorso in tribunale contro il Regolamento del comune di Vimodrone a fianco del signor Marco e della sua famiglia. “Questa decisione dell'ente locale rappresenta una violazione dei diritti delle persone con disabilità ed è una richiesta impossibile da accettare – spiega il presidente di Anffas Martesana, Giovanni Farina -. Abbiamo tentato il dialogo con il Comune, in uno spirito di collaborazione, ma non è servito a nulla. Così siamo stati costretti a presentare ricorso al TAR”.



“Un criterio come quello messo in atto dal Comune di Vimodrone è semplicemente inaccettabile. Siamo consapevoli delle difficoltà economiche dei comuni – commenta Marco Faini di Anffas Lombardia -. Ma l'ente locale, prima di chiedere i soldi ai propri cittadini dovrebbe prima verificare se Regione Lombardia ha finanziato in maniera adeguata questi servizi”



LEDHA ha presentato ricorso, schierandosi a fianco di altre due famiglie, anche contro il Regolamento comunale di applicazione dell’ISEE del Comune di Vigevano. Anche in questo caso è previsto “l’accesso alla concessione dell’integrazione della quota alberghiera di una Comunità socio sanitaria solo se il patrimonio della persona interessata sia inferiore a 5mila euro”.



Il signor Marco così come il signor Davide, sono persone con grave disabilità “con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”. Persone dai redditi modesti: poco meno di 800 euro lordi mensili, tra pensione e invalidità di accompagnamento. Ma che possono contare anche su alcuni titoli e libretti di risparmio. Anche in questo caso, si tratta di cifre modeste: 15mila - 20mila euro faticosamente risparmiati dalle famiglie per garantire una vita dignitosa e far fronte agli imprevisti.


In base a quanto previsto dai nuovi Regolamenti del Comune di Vimodrone e di Vigevano invece, il signor Marco e il signor Davide dovranno prima dare fondo a questi risparmi per pagare la retta della RSD in cui sono ospitati. In un documento del Comune di Vimodrone infatti si legge che “l'intervento del Comune ha luogo solo nel caso in cui il richiedente non sia titolare di depositi bancari e/o postali e assicurativi, ovvero di risparmi in qualunque forma posseduti che dovranno essere prioritariamente destinati all'assunzione in proprio dell'onere del ricovero”. Solo a esaurimento di tali importi “o al raggiungimento della cifra non superiore a 5mila euro, il Comune di Vimodrone si riserverà di valutare l'ammissibilità della domanda”.



“Abbiamo presentato questi due ricorsi perché riteniamo che tali regolamenti possano considerarsi in molti punti discriminatori nei confronti delle persone con disabilità - dichiara l’avvocato Laura Abet del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi - in quanto si chiede di evidenziare ulteriormente l’aspetto patrimoniale, già ovviamente considerato in sede di dichiarazione DSU finalizzata alla determinazione dell’ISEE. Si vuole aggredire poi ulteriormente i quasi sempre esigui patrimoni della persona con disabilità, oltre quanto stabilito dalla disciplina ISEE stessa (Dpcm 159/2013). Questo, prima di prendersi cura e carico delle sue esigenze, costituisce violazione dei diritti e delle norme regolatrici dell’ISEE, oltre che in netto contrasto con i principi della nostra Costituzione e la Convenzione Onu dei Diritti delle persone con Disabilità, ratificata dall’Italia ormai da tempo con legge n. 18/2009”.



“Tanti sono i punti dei Regolamenti dei Comuni lombardi che in realtà il TAR dovrà analizzare in modo approfondito - rincara l’avvocato Laura Abet - come ad esempio il considerare quanto erogato dai Comuni come anticipazione di quanto dovuto dal cittadino beneficiario con conseguente titolo di rivalersi sulla futura eredità”. 



Regolamenti comunali simili a quello di Vimodrone e di Vigevano, che vengono varati in diversi comuni del territorio lombardo, sono sempre più numerosi. Per questo è importante che le persone con disabilità (ma non solo) che incorrono nella loro applicazione devono leggere attentamente quanto in esso contenuto. Qualora questo non bastasse è necessario rivolgersi alle associazioni di tutela dei diritti del proprio territorio, a partire dalle sedi LEDHA territoriali di Como, Lodi, Monza e Pavia.



 

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