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Vogliamo pagare il giusto - News

15/01/2007

Pagare il giusto: idee e proposte da Mantova

I risultati di un incontro pubblico svolto a Mantova sul tema della partecipazione al costo dei servizi.

A cura di Giordano Cavallari (vice direttore Caritas Mantova)

Il 20 dicembre scorso, a Mantova, nella sede della curia vescovile, si è parlato di diritti delle persone disabili, precisamente del concorso alla spesa sui servizi dedicati. L'efficace titolo della pubblica conferenza - preso a prestito dal movimento regionale promosso da LEDHA. - è risultato: "Pagare il giusto". Tra gli organizzatori, oltre a Caritas Diocesana, il collegamento degli enti gestori (Co.se. di Mantova), il Forum locale del terzo settore, alcune associazioni di famigliari. Un insieme composito di realtà, mosso da un comune denominatore di attenzioni e di valori, attivatosi attorno ai temi ed ai problemi conseguenti la rivisitazione dei servizi alla disabilità.

Nell'ottobre 2005, lo stesso movimento locale, aveva dato luogo al Convegno "Servizi alla disabilità: famiglie, enti gestori e istituzioni a confronto". Era stato un momento di approccio e di presa di coscienza dei riflessi del modello socio-sanitario tracciato in Regione ed in via di realizzazione nel territorio mantovano. Era stato un tentativo di avviare un confronto permanente nel settore. Nello specifico erano state manifestate le preoccupazioni delle famiglie e i possibili esiti di tensione tra le stesse famiglie, gli enti gestori e gli enti locali, specie in fatto di "concorso alla spesa". Il documento conseguito all'appuntamento aveva messo in evidenza l'esigenza di:
- costruire un quadro organico di competenze a fronte della frammentazione esistente,
- recuperare effettiva integrazione tra dimensione sanitaria e sociale,
- assistere gli utenti e le famiglie nell'esercizio di libertà di scelta dei servizi,
- rispettare i L.E.A. (sia in termini di qualità che di ripartizione di spesa),
- omologare i regolamenti comunali circa la spesa sociale e l'applicazione dell'ISEE,
- applicare la norma (art. 3 comma 4 del DPR 130/2000) che limita l'accertamento alla "situazione economica del solo assistito".

Ad una anno di distanza, nell'ottobre scorso, una lettera alle istituzioni, a firma degli stessi soggetti, ha riproposto i nodi di fondo irrisolti ed ha segnalato gravi problemi da affrontare con crescente urgenza:
- regolamenti comunali che non considerano ancora gli aggiornamenti normativi e assimilano la condizione del disabile a quella dell'anziano,
- eterogeneità di posizioni tra comuni e comuni (anche dello stesso distretto) nell'uso dell'ISEE e nella applicazione del DPR 130/2000,
- ingiustificate differenziazioni di trattamento tra utenti in carico residenziale e diurno,
- assai dubbio rispetto dei L.E.A. in fatto di corretta ripartizione della spesa tra Sanità e Sociale (con maggiori oneri per il Sociale).
La lettera ha sollecitato di nuovo un confronto collettivo che ancora tardava a concretizzarsi.

Da qui l'iniziativa della Conferenza del 20 dicembre, con invito diretto degli interlocutori (specie gli enti locali e distrettuali), ma aperta al pubblico e alla stampa. Ricapitolata la complessa materia, sono state ribadite e riformulate posizioni, istanze, proposte; in particolare:
- la centralità e il protagonismo dell'ente comunale, istituzione più vicina al cittadino disabile e alla sua famiglia; ci si aspetta dal Comune, innanzi tutto, la "presa in carico", che significa una presa a cuore della situazione, che va al di là della semplice regolazione della spesa, ma che si manifesta anche con una giusta assunzione e regolazione della spesa;
- l'urgenza di uno stretto confronto tra Comune e Comune, tra Comuni dello stesso Distretto, tra i 6 Distretti della Provincia di Mantova e la società civile - con chi evidentemente si occupa di disabilità - per arrivare a posizioni eque, condivise, omogenee per tutto il territorio;
- l'opportunità - a breve scadenza e a beneficio di tutti - di un approfondimento giuridico, avvalendosi di esperti, di una materia così complessa (cosa già richiesta alla Provincia nel suo ruolo di formazione e di osservazione);
- la necessità, non più rinviabile, di interloquire anche con la Regione Lombardia: in dialettica tra Comuni, Regione e Organismi di "Terzo Settore", per venire a capo delle questioni di riparto della spesa, tra Sanità e Sociale, in maniera conforme alla legge ed equilibrata.

All'appello hanno significativamente risposto amministratori e funzionari di 4 distretti socio-sanitari (su 6), i media locali (al completo) e una buona rappresenta del mondo del terzo settore.

Nella circostanza, le osservazioni e le tesi sostenute localmente sono state corroborate dall'analisi e dalle prospettive tracciate su scala regionale dal dott. Giovanni Merlo, direttore di LEDHA. Dalla relazione e dal partecipato dibattito è chiaramente affiorato come alla limitazione delle risorse - che fa certamente da sfondo al tema trattato in primo piano - si possa e si debba necessariamente far fronte con una linea politica "alta", eticamente ispirata, articolata a tutti i livelli (locale, regionale e nazionale); certamente il livello territoriale locale è stato individuato come il primo, in ordine di impellenza e di praticabilità, nel quale lavorare. Si è rilevata, per intanto, una emergenza sulle rette dei servizi residenziali (RSD).

Perciò il "mezzo impegno" con cui si è chiuso l'incontro è di ritrovarsi, in contesti distrettuali - tra enti locali e organismi promotori di advocacy - per considerare la disciplina dei regolamenti comunali. Ci si è ritrovati, inoltre, sulla necessità di percorrere prospettive che portino al coinvolgimento della Regione quale imprescindibile interlocutore.

 

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