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Vogliamo pagare il giusto - News

01/02/2011

Pagare il giusto: un passo in avanti?

La Giunta regionale lombarda, in una proposta di legge, prevede che, per determinare la partecipazione alla spesa dei servizi, si tenga conto del reddito del sola persona con disabilità.

Si chiama Proposta di progetto di legge "Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 12 marzo 2008 n.3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) e 13 febbraio 2003 n.1 (Riordino della disciplina delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza operanti in Lombardia).

Un testo che contiene al suo interno una importante proposta di modifica dell'articolo 8 della Legge regionale 3/2008 che oggi regola, o dovrebbe regolare, i criteri per determinare la partecipazione alla spesa per l'accesso ai servizi sociali.

Il tema è uno di quelli più delicati per il sistema di welfare lombardo. Negli ultimi dieci anni le richieste di denaro da parte dei Comuni verso le famiglie delle persone con disabilità che utilizzano i servizi, in particolare diurni e residenziali, sono aumentate in modo esponenziale. Quasi tutti i comuni, prevedono richieste di partecipazione alla spesa che riguardono ormai tutte le tipologie di servizio. Richieste che hanno suscitato, prime le proteste e poi i ricorsi delle famiglie e delle loro associazioni, che chiedono l'applicazione di quella legge dello Stato (decreto legislativo 130/2000) che prevede che il calcolo della capacità di spesa sia fatto solo sui redditi e patrimoni della persona con disabilità assistita. A sostegno di queste proteste e richieste nasce la campagna Pagare il giusto di LEDHA.

Nella seduta dello scorso 15 dicembre, la Giunta regionale ha quindi proposto all'attenzione del Consiglio regionale un progetto di legge che interviene su questo tema, facendo proprie gran parte delle richieste delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni, pur non mancando problemi e criticità.

La Giunta, infatti, fa precedere la proposta di modifica con una affermazione destinata sicuramente a far discutere. Il testo inizia con un ragionamento che punta a dimostrare la potestà esclusiva delle regioni in materia di partecipazione alla spesa, in quanto interviene a regolare la spesa sociale. Una tesi che non sembra tenere in alcun conto quanto stabilito da numerose sentenze e in particolare dall'ordinanza del Consiglio di Stato 14/09/2009 n°4582 che riconosce come la legislazione nazionale in materia sia preordinata alla definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza a cui, quindi, le regioni devono attenersi.

Dalla volontà regionale di esercitare quelli che ritiene le sue prerogative, consegue l'intenzione di superare l'ISEE, ovvero l'attuale sistema di valutazione della capacità di spesa delle persone e delle famiglie. Il progetto è quello di introdurre un nuovo sistema di calcolo denominato Fattore Famiglia Lombardo.

Passando dalla relazione alla proposta di modifica dell'articolo 8, si trovano diversi elementi che la relazione trascura. La proposta di legge indica le linee guida a cui dovranno attenersi prima una delibera di Giunta e poi i singoli regolamenti comunali in materia di partecipazione alla spesa.

Il campo di applicazione del rinnovato articolo 8 che riguarderà l'insieme dei servizi, indipendentemente che siano di carattere sociosanitario che sociale. Un primo importante passo in avanti che sgombra il campo da una serie di incomprensibili differenze di trattamento di carattere economico a seconda della tipologia di servizio.

I criteri indicati ricalcano in gran parte quelli già utilizzati per definire l'ISEE, che partono dalla valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare, con alcuni rilevanti novità. Dal punto di vista generale viene introdotto il cosiddetto quoziente familiare. Già oggi con l'ISEE la composizione del nucleo familiare determina "divisore" del valore complessivo della somma di redditi e patrimoni. Con il nuovo sistema la composizione e le caratteristiche del nucleo familiare determineranno una serie di franchigie che diminuiranno il valore complessivo del patrimonio e si dovrà tenere conto del "livello di assistenza richiesto anche in relazione alla situazione familiare".

Un passaggio controverso sarà sicuramente quello che va a stabilire come per la definizione del patrimonio si debba considerare l'insieme delle "prestazioni economiche previdenziali e assistenziali, a qualsiasi titolo percepite", comprendendo quindi anche la pensione d'invalidità e l'indennità di accompagnamento, con un differenziazione tra i casi in cui si parli di servizi residenziali (100% delle prestazioni economiche), piuttosto che diurne (50%).

La vera novità di questa proposta di legge, rispetto ad altre ipotesi circolate in passato, riguardo i punto finali che differenziano le modalità di calcolo della capacità di spesa nel caso di servizi rivolti ad anziani da quelli rivolti a "disabili gravi". Per l'accesso ai servizi per anziani residenziali (RSA) e diurni (CDI) si terrà conto della situazioni reddituale e patrimoniale del coniuge e "dei parenti in linea retta entro il primo grado", cioè dei figli. Per quanto riguarda invece l'accesso all'insieme dei servizi per "disabili gravi" si farà riferimento alla sola situazione del solo assistito. Un grande passo in avanti rispetto alla prassi comune di quasi tutti i comuni lombardi che chiedono, almeno, l'Isee dell'intero nucleo familiare come base di calcolo per la definizione della partecipazione alla spesa dei servizi.

Una passo in avanti importante che riconosce la bontà delle tesi delle associazioni, a seguito anche dei numerosi pronunciamenti della Magistratura. Una proposta che, se accolta, risolverebbe alla radice molte situazioni di tensione oggi presenti tra familiari di persone con disabilità e amministrazioni comunali.

Un passo in avanti che non cancella i punti critici presenti nella proposta che dovranno essere posti all'attenzione della Terza Commissione del Consiglio Regionale che, nelle prossime settimane, avrà il compito di esaminare ed eventualmente modificare il provvedimento, prima del voto definitivo in Consiglio Regionale.

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