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Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi - News

02/05/2014

Doppio congedo straordinario per assistere le due figlie

Per l'Inps, il lavoratore ha diritto a usufruire di questo permesso una sola volta, ma il tribunale di Milano ha riconosciuto a una mamma il diritto a un secondo congedo per assistere la figlia con grave disabilità.

È madre di due ragazze con gravissima disabilità, è una lavoratrice coraggiosa a tempo pieno presso un importante ente sanitario milanese. Ma per far valere il suo diritto, insieme a quello delle sue figlie, di condurre una vita dignitosa ha dovuto rivolgersi al Tribunale di Milano per veder accogliere le sue istanze.
Non avendo un marito o altri familiari che la possano aiutare nelle quotidiani mansioni di assistenza e di cura delle sue figlie (entrambe non ricoverate a tempo pieno) nel 2012 aveva ottenuto un primo congedo straordinario retribuito ex D.Lgs 151/2001 della durata di due anni per prendersi cura della figlia maggiore.

Ma in casa c'è un'altra figlia con grave disabilità, che necessita ugualmente dell'attenzione e dell'assistenza continua della madre. Per questo motivo questa mamma aveva bisogno di presentare un'ulteriore richiesta per un secondo congedo straordinario per assistere al meglio la figlia. La normativa però prevede che lo si possa chiedere solo una volta nell'arco della vita lavorativa di una persona. La domanda amministrativa è stata respinta verbalmente dall'Istituto di previdenza. Di fronte a questa situazione questa madre ha deciso di rivolgersi al Tribunale di Milano presentando un ricorso, insieme a Ledha, tramite l'avvocato Stefania Pattarini dello Studio PCR.

L'Inps, infatti, prevede sempre e solo la possibilità di usufruire di un unico congedo straordinario nell'arco della vita lavorativa, basandosi su un'interpretazione della norma fuorviante, anche in presenza di situazioni molto particolari, tanto che anche di fronte alla domanda di congedo posta su indicazione precisa del Giudice di un Tribunale in pendenza di un giudizio, di nuovo, per iscritto, l'Istituto ha respinto la domanda.

Nulla di più insensato, illogico e contrario alla ratio della norma in questione. Oltre che di tutte quelle disposizioni normative volte a tutelare il principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità. Lo scorso 15 aprile 2014 il tribunale di Milano ha accolto il ricorso, accertando e dichiarando "il diritto della donna di fruire del congedo straordinario retribuito (...) per l'assistenza della figlia minore per un ulteriore periodo di due anni".

Una data importante per un risultato importante. "Una questione di principio che Ledha non poteva non condividere", commenta l'avvocato Laura Abet del servizio legale di Ledha. "Abbiamo deciso di portare il caso in tribunale per farci portavoce di tutte quelle famiglie che affrontano grandi difficoltà quotidiane pur di garantire alla persona con disabilità loro cara i medesimi diritti e possibilità di ogni altro soggetto - conclude Laura Abet -. E una piena parità di trattamento in ogni situazione e settore della vita sociale, in coerenza con i principi stabiliti dalla Costituzione e dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità".

 

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