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12/02/2018

"Per una vita senza barriere"

La risposta di Isabella Ippoliti, candidata alle elezioni regionali con il Pd. "Lo svantaggio č l'esito finale di molti fattori che si intrecciano tra loro. Tra cui i pregiudizi"

Caro Alberto,

ci conosciamo da tanti anni ed ho letto la tua lettera – appello con affetto e vicinanza.

Non c'è dubbio, in questa campagna elettorale non si parla quasi per nulla del tema della disabilità: la fanno da padrone altre parole d'ordine, immigrazione, sicurezza, lavoro, innovazione, sviluppo. E condivido il senso profondo delle tue considerazioni, quando lamenti il rischio della riduzione delle risposte alla sola dimensione economica, che pure deve esserci naturalmente, ma che deve estendersi alla cittadinanza ed alla socialità come contesti di senso in cui la persona, ogni persona, trova i legami, le risorse, le relazioni, su cui basare il senso della propria vita.

Dici “progetto di vita”, e lo declini nelle dimensioni essenziali per una qualsiasi persona: lavorare, abitare, muoversi, partecipare alla vita della città. Anche qui, come non essere d'accordo?

Lavoro da troppi anni contro il disagio delle persone ostacolate da barriere, per non sapere che lo svantaggio è l'esito finale di molti fattori che si intrecciano fra loro e che tra questi il pregiudizio culturale è ancora la montagna da scalare. Quante volte ho verificato che un buon inserimento lavorativo viene messo in crisi dalla solitudine che la persona con disabilità trova al suo ritorno in famiglia, nel quartiere o i servizi?

In questi pochi giorni di campagna, ho già incontrato, spesso rivisto, molti, operatori, insegnanti, rappresentanti di associazioni, persone con disabilità, da cui ricevo suggerimenti importanti, anzi preziosi.

Proposte per il buon inserimento socio lavorativo (quante imprese ancora preferiscono pagare multe o collocare il lavoratore con disabilità in posti inutili dove “non possono far danno”), proposte per consentire una mobilità il più possibile autonoma (quanti ostacoli ancora sulle strade e sui mezzi: semafori senza acustica, mezzi pubblici senza pedane..), proposte per una partecipazione socio culturale più ampia (quanti cinema e musei ancora privi di segnaletica, pedane e sotto titolazioni...), proposte per migliorare le scuole ancora  inadeguate nonostante la passione civile di presidi, insegnanti ed ausiliari (insegnanti di sostegno, ma anche tecnologie, supporti, servizi aggiuntivi..), proposte per rendere le case, specie quelle popolari, piacevoli luoghi di vita e non prigioni dove scontare pene per condanne mai subite (ascensori, pedane, custodi sociali..).

Integrando questi contenuti ed altro, ho messo a punto il programma “Per una Vita Senza Barriere”, un programma che nasce dai bisogni, dalle esperienze, dall'entusiasmo solidale di tante e tanti che in questi ormai vent'anni ho conosciuto ed apprezzato. Franco Bomprezzi, a cui tutti dobbiamo tanto, ci ha insegnato una cosa essenziale: il valore della persona con disabilità, un valore che nasce dalla sua unicità, dai suoi talenti, dalle sue aspirazioni e progetti.

Ecco, torniamo così alla parola chiave da cui siamo partiti: “Progetto di Vita”, una visione che centra sulla persona il punto focale per l'accesso ai servizi di cui ha bisogno, nella comprensione di senso a cui tengo molto:  l'aspirazione ad una “vita piena senza barriere” è un  principio generale e tocca in modi diversi tutti noi, a partire per esempio dalla persona anziana il cui percorso di vita indebolisce funzioni e facoltà, rendendo sempre più difficoltosa la vita sociale nelle sue manifestazioni più elementari, come uscire, fare la spesa, andare al cinema o alle poste.

Nella tua Lettera Aperta identifichi nel Comune il soggetto di prossimità che meglio di altri sarebbe in grado di assicurare alla persona con disabilità una complessiva presa in carico. Anche qui condivido il tuo pensiero, segnalando che l'assunzione di questo importante e gravoso impegno civile implica quasi un profondo cambiamento delle prassi amministrative, oggi ancora costruite attorno ai singoli servizi e che dovrebbero invece integrarsi attorno alla persona.

Una rivoluzione Copernicana di grande ambizione, che chiede a sua volta un salto di qualità culturale, organizzativo, relazionale, anche in termini di governance di territorio, coinvolgendo tutti i soggetti interessati: imprese sociali, associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità, sistemi imprenditoriali, agenzie per la gestione del patrimonio immobiliare.

Milano, più che altrove, è avanti su questi temi ed ha visto società civile ed istituzioni unire le proprie forze ed intraprendere percorsi di sostegno alla “vita senza barriere” e credo che questa eccellenza culturale debba essere sviluppata e portata ad esempio nelle politiche di Regione Lombardia.

In conclusione, penso che l'attenzione alla persona con disabilità è, deve diventare, contrassegno della sensibilità universale che la società deve manifestare verso ciascuno, nella comprensione del valore unico della persona e della perdita che subisce per non averla vista riconosciuta, apprezzata e sostenuta.

Per portare avanti, nel limite delle mie poche forze, mi sono candidata alle elezioni regionali (*) e la mia parola d'ordine è “Per una vita piena senza barriere”, quelle fisiche ed anche quelle immateriali, percettive, relazionali, spesso ancora più opache e resistenti di quelle fisiche. Sarò felice, se ne avrò l'opportunità, di dare il mio limitato contributo alla realizzazione di questi importanti principi.

 

Isabella Ippoliti

(*) Psicologa del Lavoro, project manager e consulente di programmi per l'inclusione socio lavorativa delle persona con disabilità.

Candidata PD al Consiglio Regionale per la circoscrizione di Milano.

 

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