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13/04/2017

Sentenza del Tar: illegittimo il regolamento del Comune di Vimodrone

Accolto il ricorso di LEDHA, Anffas Lombardia e Anffas Martesana. È illegittimo dare fondo ai risparmi delle persone con disabilità per pagare la retta della RSD. Abet (Centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi): “Sentenza importante”.

È illegittimo dare fondo ai risparmi delle persone con disabilità per pagare la retta della Residenza sanitaria in cui risiede. Lo ha stabilito il Tar di Milano (sentenza n. 00697/2017 del 23/3/2017 ) accogliendo il ricorso presentato da LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità, Anffas Lombardia e Anffas Martesana contro il Comune di Vimodrone. Il tribunale ha sancito che il regolamento del Comune (in cui si stabilivano nuove modalità di compartecipazione alla spesa sociale) deve essere annullato in molte parti importanti.

“Avevamo presentato ricorso perché, a nostro avviso, il regolamento presentava molti aspetti discriminatori nei confronti delle persone con disabilità”, spiega l’avvocato Laura Abet del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA. Nel regolamento, infatti, si chiedeva di evidenziare ulteriormente l’aspetto patrimoniale, già ovviamente considerato nel calcolo dell’Isee, con l’intento di aggredire i quasi sempre esigui patrimoni della persona con disabilità, oltre quanto stabilito dalla disciplina Isee stessa (Dpcm 159/2013).

“Questo comportamento, tipico di molti Comuni, costituisce una violazione dei diritti e delle norme che disciplinano l’ISEE, oltre che in netto contrasto con i principi della nostra Costituzione e la Convenzione Onu dei Diritti delle persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con legge n. 18/2009”, sottolinea l’avvocato Abet.

A sollecitare l’azione legale, era stato il tutore di una persona con disabilità residente a Vimodrone che si era rivolto al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi dopo aver ricevuto una lettera con cui il Comune aveva ridefinito le modalità di compartecipazione della spesa della persona con disabilità. Il meccanismo previsto era semplice: a prescindere dal valore dell'indicatore Isee  il cittadino doveva “consumare” prima tutto il proprio patrimonio immobiliare "fino al valore di 5mila euro, al di sotto del quale  il Comune si sarebbe riservato di valutare l’ammissibilità della richiesta e quindi di integrare la retta".

Il giudice Amministrativo - dopo aver sospeso il regolamento - ha accolto il ricorso presentato da Anffas Martesana, Anffas Lombardia e LEDHA-evidenziando che la norma regolamentare è illegittima nella fissazione del limite dell’indigenza, in quanto in contrasto con la legge 328/2000 e la normativa Isee”.

Ma non solo. Il Tar ha analizzato in maniera molto approfondita il regolamento del Comune di Vimodrone, cancellandone molti articoli. “Questa sentenza è molto importante per il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, anche perché è stato cancellato anche l’articolo che prevedeva un limite massimo di 1.700 euro mensili di contributo alla retta a carico del Comune, in quanto  avrebbe posto in condizione di svantaggio tutte le persone con disabilità che si fossero trovate ad essere inserite in un servizio con un prezzo superiore al limite posto”, aggiunge l’avvocato Laura Abet.

Inoltre il regolamento è stato dichiarato illegittimo nella parte in cui il Comune vorrebbe imporre alla persona richiedente una struttura presso cui ricoverarsi, violando così la libertà di scelta dell’assistito. Infine, il Tar ha decretato che è illegittimo stabilireche la disponibilità economica per soddisfare le c.d. esigenze vitali mensili della persona con disabilità, che quindi rimangano nella disponibilità della persona, non possano superare i 100 euro”.

 “Siamo soddisfatti di questa sentenza – commenta Marco Faini, componente del comitato tecnico di Anffas Lombardia -. Tuttavia avremmo preferito che il Comune avesse accolto le nostre osservazioni e avesse collaborato con noi fin dall’inizio per stendere un regolamento rispettoso dei diritti delle persone con disabilità”.

Casi analoghi a quello di Vimodrone si verificano anche in altri comuni lombardi.Per questo è importante che le persone con disabilità, ma non solo, che incorrono in situazioni analoghe leggano attentamente quanto stabilito dai Comuni nei loro regolamenti – aggiunge Alberto Fontana, presidente di LEDHA -. Qualora questo non bastasse, invitiamo tutti a rivolgersi alle associazioni di tutela dei diritti del proprio territorio. A partire dalle sedi LEDHA territoriali di Como, Lodi, Monza, Pavia e Varese”.

 

 

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